Se vedemo mercore (di Matteo “Puma” Carassai)


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“Se vedemo mercore”, “ci vediamo mercoledì” per i veneti non praticanti, è stata la formula di chiusura di questa penultima giornata di raggruppamento CORV a Silea, giusto per ricordare che, nonostante le botte, il risultato, le incazzature e le gioie, “il mercore” c’è l’appuntamento fisso con l’allenamento condotto dai nostri Gas e Batta. Generalmente in questo tipo di articoli si parte dal principio ma, dato che siamo partiti dall’epilogo, stavolta partiamo dalla fine.

Due a zero per i padroni di casa Old Ruggers contro una squadra del Lido di Venezia, i Kankari (di nome e forse anche di fatto), che poco hanno concesso alle magliette rosse, denotando, durante tutta la partita, una preparazione fisica e mentale certamente superiori agli standard. Mancano le Ombre Rosse, forse reduci dal recente scisma che li ha coinvolti, ma l’appuntamento è solo rimandato alla prossima occasione.

Diciannove presenze per i lagunari (arrivati forse col barchino dal Lido), contro le nostre circa ventotto (arrivati in macchina + una bicicletta). Rendez-vous alle 16.15 presso i campi di Silea per foto goliardiche di rito e raccolta obolo laico per la cena in club-house, nessuno si oppone all’esattore e tutte le quote vengono raccolte in breve tempo.

Risparmiata, almeno per stavolta, l’opportuna questua.

L'allegra panca
L’allegra panca

Ci si avvia in spogliatoio e si sente già odore di bosco: aromi di pino e mentolo saturano i locali (ma dove stiamo giocando? A Belluno con i Fossili?)… No, semplicemente stanno iniziando le operazioni di restauro: massaggi alle cosce, alla schiena, al collo, mentre chi ti massaggia ha a sua volta un massaggiatore che gli massaggia il collo, cerotti, nastro telato per le dita, vaselina (il barattolo, non si sa perché, ma è sempre più vuoto seppur in partita se ne veda poca), ricchi premi e cotillons.

I ricchi premi son le pacche in campo ed i cotillons le parole degli allenatori e del capitano (dura capire cosa sia meglio…)

In spogliatoio viene annunciata la formazione titolare che dovrà dare uno sprint iniziale alla partita: mischia di peso fatta da elementi non di solo peso e tre quarti con una novità … Il Ducaconte Batta viene annunciato come primo centro, “per le sue penetrazioni”, si dice… Alcuni ridono,  altri commentano ed altri ancora si rifiutano di porre eventuali domande o chiedere chiarimenti (ricordiamoci del barattolo di vasellina sempre più vuoto). Il Gas motiva la scelta e, anche stavolta, è perfettamente argomentata. Ragione al Gas.

Si scende in campo ed il Batta magicamente da 1° centro si schiera apertura, invertendosi con Matteo Martini detto “il Rosso” per via dei suoi capelli (è un soprannome ovviamente datato, vista la sua lucentezza craniale). Calcio d’inizio, qualche fase abbastanza ordinata, il Batta che dallo stesso Rosso viene chiamato “Daniele” (l’arbitro inizia a chiedersi se si stia giocando in 16 ed i compagni di squadra se sia arrivato uno nuovo), gli passa la palla, accelerazione, finta, corsa in meta… Meta. Uno a zero dopo pochi minuti e pubblico in visibilio. Iniziano i commenti “ciò sto qua è proprio veloce”, i Kankari capiscono tutto ed in panchina tirano fuori una bambola voodoo, spillone sul polpaccio e… ZAC… Rosso a terra con i crampi in tempo zero.

“Cambio!”

L'esordiente Rosso braccato
L’esordiente “Rosso” braccato ma sostenuto

La partita prosegue in fasi più o meno dinamiche contrassegnate dai continui nostri in avanti, un po’ perché il pallone non andava bene (pare vero), c’era vento (sarà), Venere è allineato con Marte (ah ecco) o forse più verosimilmente perché non troviamo la profondità… Del resto l’unico “bravo nelle penetrazioni” l’abbiamo messo numero 10…

Non ci siamo del tutto, abbiamo buone idee in attacco ma subiamo. Subiamo molto la fase post placcaggio quando si tratta di andare a preservare il possesso, gli avversari su questo sono rapaci, in ogni fase di gioco “statica” loro sono lì come falchi che si avventano sul pallone e riescono in moltissimi casi a rubarci il diritto di poter concretizzare un’azione di seconda, terza, quarta fase.

Semaforo "Rosso" - Mio il primo
Semaforo “Rosso” – Mio il primo
Abbraccio corale
Abbraccio corale, quanto ben che se voemo
Cei ma cattivi
Cei ma cattivi

 

La partita prosegue così finché, al limitare della fine primo tempo, iniziamo a giocare pesante nei loro 22 e sleghiamo il Borse a 5 metri dalla linea di meta che penetra (finalmente uno!) e marca il bis tanto richiesto dal pubblico non pagante. Fischio di fine primo tempo di tre da 20’. Forze nuove danno il cambio e si torna a giocare. Gli altri due terzi d’ora sono un susseguirsi di continui cambi di possesso palla, palle che scoppiano in mano, in avanti, punizione. Mischia. Calcio in touche. Mischia. Calcio in touche. Mischia. Calcio in touche. E si prosegue così all’infinito e oltre, verso confini sconosciuti anche al mondo del rugby. Ma quindi, cosa possiamo portare a casa da questa partita? Innanzitutto delle buone maul avanzanti con possesso sia nostro che avversario, ma soprattutto LA DIFESA.

Magistrale DIFESA.

Il cerchio della morte... quando parti senza assicurarti che ci sia sostegno
“Il cerchio della morte”: quando parti senza assicurarti che ci sia sostegno
Il sostegno C'E'!!!
Il sostegno C’E’!!!
Intesa "pelata" = passaggio avanti
Intesa “pelata” = passaggio avanti

Gli attacchi dei lagunari vengono tutti bloccati, tutti placcano indistintamente, chi con dolcezza aggrappandosi come un koala (brutto da vedere ma efficace) e chi con più verve (brutto da subire, per gli altri, ma egualmente efficace). Gli ultimi 10 minuti sono una guerra di trincea: subiamo 4 mischie dentro i nostri 22 metri in una sorta di guerra di logoramento che rimanda a giusti 100 anni or sono, quando anche il centimetro guadagnato/perso era una questione di primaria importanza, anche a sacrificio della propria incolumità. Tempi difficili, condizioni altrettanto, ma medesimo risultato: la linea dei nostri 22 metri diventa una priorità per la squadra, il nostro Piave.

Loro cercano di entrare con l’elemento leggero e veloce, quello grosso e lento e quello grosso e veloce.

Ma non passano.

“Non passa lo straniero” si potrebbe ironizzare, ma è proprio così: i loro attacchi vengono annullati dai nostri placcaggi ed il tempo passa.

Fischio finale.

Quanta fatica.

Ma quanta soddisfazione nell’aver difeso in questo modo, conservando immacolata la nostra linea di meta e dando due lunghezze ai Kankari.

Saluto finale.

Via tutti in Club House!!
Via tutti in Club House!!

Ci riuniamo in panchina per tirare le somme (forse più le sottrazioni) della prestazione: siamo soddisfatti per il risultato (i numeri sono numeri), ma non ci sentiamo del tutto appagati.

Sappiamo benissimo che ci lavoreremo per poter migliorare anche questi aspetti oggi tralasciati.

Ci portiamo a casa una partita vinta in casa con una squadra di tutto rispetto ed una giornata in compagnia della nostra seconda famiglia, perché il rugby non crea una squadra di compagni, ma crea una squadra di fratelli.

 

Un "MdM" che fa ridere pure il capitano
Un “MdM” che fa ridere pure il capitano

Finisco il piatto di mezze mezze penne (bisognerebbe inventare una posata apposta per inforcarle) ed il secondo, esco fuori dalla Club House a prendere una boccata d’aria e noto qualcuno avviarsi verso la macchina:

“Vai già a casa?”

“Si, sai, famiglia che aspetta…”

“Buona serata”

“Grazie anche a te. Se vedemo mercore”

…giusto…

“Se vedemo mercore…”

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n.d.r:

da segnalare l’esordio con meta di Matteo Martini, l’assegnazione del cappello “Man de M…a” al nostro Andrea Nene Liberali (molte le nomination, quindi onore doppio per lui)

Un ringraziamento particolare a Davide Zanatta per le sempre stupende foto (prima ed ultima foto di autore ignoto)

Sul gruppo “Old Ruggers” del social Facebook verrà pubblicato il link a cartella Dropbox con le rimanenti foto

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