TERZO TEMPO DI NATALE (di Gianni Fasetta Riccò)


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Ordunque è giunto il natalizio tempo, al fin dell’anno ma non del nostro impegno, che anche alla
vigilia onoreremo vestendo l’arma nella consueta lotta che al futuro senil vermiglio il fato oppone.
Aduso è il vecchio lottatore, a trovar requie nella festiva attesa, negli ozi bacchici e mangerecci a lui
consueti.
Orsù non ci fu pugna a prevenir il terzo tempo, cui ci accingemmo consci che non vincemmo e
neppur perdemmo, è il Natal che vuol questo momento cui ci accostiam tutti, femmine e
pargoli, vegliardi e putti.
El Borse arriva bonorivo, recando seco la lista dei debenti… all’oste disse “…Disponete che tutto
sia per bene; voglio che questa cena nel tempo si rammenti… mentre nel giardin il Gigi fea lavorar
lo statal Fasetta… giungevan sparsi i Tarvisi malmenanti, menando seco l’alcolico desio, prosecco,
selz, aperol, campari, birra o vin attendendo più corpose libagioni, che liberassero gli istinti
animaleschi che del rugbista son mito e leggenda.
Senza riguardo alcun alle biasteme del trattor, tra le cui pudenda offese, vecchi e men vecchi
malmenanti, lascian trascorrere il tempo dell’attesa del pasto, a frizzi e lazzi abbandonandosi incuri
degli industri famigli (un po men delle tra lor femmine), e talvolta anche dei propri figli che tra le
palle albergan gioiosi.

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individua il bimbo
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il predicatore

Chi ricordiam: il Batta, cui spetta la cura della nomazion dei novelli virgulti già usi al campo, il
fiero duce Sten dedito invece all’evocazion dell’ illustre predecessor che le mani e il dente lasciò
andar di botto tra le remote plaghe colombiane, cui un plauso facemmo, in attesa del prossimo
ritorno e del ripristino del presidenzial morso, rimasto sparso tra quelle contrade. Che dir di Nestore, ramingo a suscitar tenzoni e canti, a romper dell’allegra congrega i marroni, del
Nene giocoso e giocolier, per il caligo persosi a disturbar fanciulli e dame.

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E festa fu, un po’ men per le femmine vaganti alla ricerca dell’agitata progenie, un po’ più per
maschi cui finalmente la familiar cura dei pargoli vien meno.
Si ringrazia, nel più assoluto disordine
Il Guz, per aver ancorato e probabilmente disancorato il bianco stendardo delle magliette rosse;
Il Pagno, per esser venuto, Shamano il grande, muto capitano (che casso stava a parlar, miga
gerimo in partìa), l’Andrea Bettiol, venuto ed anche stato, Luca l’escursionista estero che mai ci
diserta al suo ritorno (ma dove c… el va sto ostrega), el Cene, el Clay e el Gas (ma dove i gera?), el Puma
e la regal Pumessa e sti altri 100 e supia.

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Si mandano a quel paese alla stessa guisa
L’Oste sa morti cani, el caldo che fasseva, el risotto che non so ancora cossa gavemo magnà, Gigi e
Silvio, che han azzerato dolci e addolcenti, Gaia che ha portato il vorace mediterroneo, formator a
tempo perso, e tutti quelli che non son presenti tra st’altri 100 e supia, ma che erano tra noi.
Insomma tutti e nessun.

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